IAG9
 D

Da Il Libro delle Gemme

INFORMAZIONI FLASH SULLE 4 C

PESO (Carat) Il peso è il primo dei fattori che concorrono alla formazione del prezzo del diamante. Unità di peso, come è noto, è il carato (1/5 di grammo). La pesata va eseguita al millesimo di carato, mediante bilancia elettronica, e questo in quanto, specialmente per i laboratori gemmologici, tale dato costituisce uno degli elementi inconfutabili per identificare i diamanti esaminati. In assenza di bilancia, il peso approssimativo di un diamante ben proporzionato può essere determinato, mediante la misurazione delle sue dimensioni, utilizzando un calibro. Ad esempio, per determinare la caratura di un diamante taglio brillante rotondo, esistono due formule: quella di Scharffenberg (1931), ovvero diametro x diametro x altezza x 0,0064 (0,0061 nel caso di una cintura sottile e 0,0067 nel caso di una cintura spessa) e quella di Leverdige (1937), ovvero raggio x raggio x altezza x 0,0245 (aumentato del 4% nel caso di una cintura media e del 7% nel caso di una cintura spessa).

PUREZZA (Clarity) Il diamante presenta, frequentemente, nel suo reticolo cristallino, interruzioni dovute ad una serie di fenomeni definiti come "inclusioni ", quali ad esempio: cristallini, fessurazioni, tensioni, sfaldature, piani di accrescimento, ecc.. Tanto meno sono presenti queste imperfezioni, tanto più il diamante, mediante una suddivisione in gradi, si avvicina alla purezza. La gemma totalmente priva di inclusioni visibili a 10 ingrandimenti è da considerarsi pura. Per la determinazione del grado di purezza è possibile osservare la scala suddivisa. La determinazione del grado di purezza del diamante è una operazione alquanto soggettiva, e dipende da fattori quali: esperienza, allenamento, normale capacità visiva, condizione di luce ottimale, eventuale affaticamento della vista da parte dell'osservatore. Il procedimento di analisi diventa più oggettivo e quindi più attendibile se, in laboratorio, il diamante viene sottoposto al giudizio di due o più persone altamente qualificate. Nonostante ciò, nel giudizio delle inclusioni bisogna tenere presenti alcuni criteri come ad esempio: entità, non necessariamente quantità, posizione, opacità o trasparenza, ecc., tenendo sempre presente che è più importante la qualificazione che la quantificazione. Inoltre i vari criteri citati vanno valutati anche in correlazione.

COLORE (Color) L' assorbimento selettivo delle varie lunghezze d'onda dello spettro del visibile e la conseguente trasmissione delle radiazioni non assorbite sono la causa della colorazione di una gemma e quindi anche del diamante. La classificazione del colore di un diamante viene eseguita mediante uso di una scala di confronto, denominata "master stones " e composta da diamanti, basata su campioni che vanno da incolore, senza influenza di sfumature varie (si potrebbe prendere come esempio "acqua limpida e pura") a tonalità con sfumature gialle sempre più accentuate. Questo insieme di campioni viene definito come "serie gialla" e prende il nome di "Serie del Capo ", in riferimento a giacimenti dislocati nei dintorni di Città del Capo, in Sudafrica. I vari gradi della scala di colore più in uso (GIA) sono rappresentati da lettere alfabetiche a partire dalla "D", che rappresenta il miglior colore, e a terminare con la "Z", oltre la quale si hanno i colori fantasia. Diamanti rossi, blu, verdi, giallo intenso, ecc., fanno parte della serie "fancy color", che esula dalla tradizionale scala di colore. Correlata alla scala GIA c'è quella degli "old-terms" o "traditional terms ", adottata in passato dalla Scandinavia Diamond Nomenclature. Esistono anche apparecchiature in grado di rilevare il colore del diamante, ovvero i fotometri o colorimetri. La master stones ideale dovrebbe avere tutti i colori e cioè dalla D alla Z, ma il costo sarebbe eccessivo, quindi bastano 8+1 termini, taglio brillante rotondo ben proporzionato, dalla E alla L con in più il campione Z. La caratura di questi campioni non dovrebbe essere inferiore a 0.50 ct, la loro purezza dovrebbe essere migliore di VS2 e infine dovrebbero essere prive di fluorescenza. Il colore "Z" è importante in quanto, se il diamante è più giallo di questo termine, viene classificato "fantasia".

TAGLIO (Cut)  Il taglio, ovvero la quarta caratteristica che concorre a formare il prezzo del diamante, non è da sottovalutare. Una pietra ben proporzionata è molto più vendibile di una dal taglio approssimativo. Le fasi della lavorazione del taglio sono cinque: a) lo studio e il disegno del grezzo; b) il clivaggio o sezione mediante sega; c) la sbozzatura; d) la sfaccettatura; e) la lucidatura. Il taglio più comune e commerciabile del diamante è quello a "brillante rotondo ", che prevede una lavorazione, in fase di sfaccettatura, tale da ottenere 57 faccette (fra i tagli più recenti merita di essere citato il "Leo Cut ", creato dalla Leo Schachter - The World's Diamondaires. Esso si distingue dal tradizionale taglio brillante rotondo in quanto il suo numero superiore di faccette, 66, consente una maggior brillantezza. La differenza di faccette, ovvero 9 in più, è collocata nel padiglione del diamante). Per quanto riguarda le proporzioni ideali vi sono varie teorie. Un taglio valido deve essere proporzionato in modo tale: che i raggi rifratti che oltrepassano la gemma vengano totalmente riflessi internamente ad essa ed emergano dalla tavola; che i raggi che colpiscono la pietra si rifrangano in modo disuguale, scomponendo la luce bianca e dando luogo alla dispersione; che si osservi un gioco di riflessi creato dal numero, dalla grandezza e dalla inclinazione delle faccette. A questo scopo i tagli che rispettano queste regole sono: il più conosciuto "Tolkowsky", il taglio "ideale americano ", il "buon taglio pratico " o "buon taglio Eppler " e il taglio scandinavo "standard" . Tagli che non rispettano tali regole sono, ad esempio, quelli la cui tavola può arrivare fino al 70%, con corona relativamente bassa fino al di sotto del 10% e padiglione alto fino al di sopra del 45%. Questo taglio irregolare dà luogo ad una pietra che viene definita "lasca" e che ha lo scopo specifico di far sì che, a vista, il diamante appaia di caratura maggiore di quella originale, a discapito, però, della brillantezza.

LE NOSTRE PAGINE:

  • 1) TuttoGemmologia
  • 2) Dove siamo
  • 3) Documenti IAG
  • 4) Autori & Editori
  • 6) Prodotti Sintetici
  • 7) ObiettivoGemme
  • 8) Ricerca Scientifica
  • 9) Attenti alle 'Truffe'
  • 10) Svendita gemme didattiche
  •  grezzo ottaedro
     loc1
     sol1
     Taglio dia

    CHIARIMENTI SULLA FLUORESCENZA

    I diamanti sottoposti a radiazioni ultraviolette (366 nm) possono dare luogo a fenomeni di fluorescenza, che generalmente si manifestano con colori blu-azzurri più o meno intensi, ma, più raramente, anche gialli, verdi, rosa. E' importante rilevare la fluorescenza nel diamante, in quanto la elevata intensità del fenomeno influenza il colore della gemma. In linea di massima, una forte fluorescenza blu fa sì che il diamante, alla luce del giorno, sia mediamente migliore di uno e certe volte di due colori, rispetto a un confronto effettuato sotto illuminazione artificiale. Questo effetto della fluorescenza è una caratteristica fisica del diamante, assolutamente stabile. Quindi, quando la gemma presenta fluorescenza, il colore va rilevato alla luce diurna e non artificiale. Il giudizio del colorimetro, in caso di fluorescenza elevata, viene alterato e quindi non attendibile.  Importante è sottolineare che la fluorescenza non deve essere considerata come un difetto della pietra, ma semplicemente come una sua caratteristica fisica di riconoscimento. I diamanti che presentano fluorescenza non vanno svalutati commercialmente, come purtroppo è abitudine comune di un mercato che "ignora " detto argomento. Il concetto di fluorescenza va preso in considerazione, dal commerciante, come una normale caratteristica che il diamante può presentare, che non compromette assolutamente la già consolidata sua preziosità.

     ultravio

    Ospitato da Wide Hosting