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Da Il Libro delle Gemme: PREMESSA SULLE INCLUSIONI Le pietre preziose, durante il loro processo di formazione, spesso imprigionano, nella loro massa, corpi estranei che vengono definiti inclusioni. Sono anche considerate, impropriamente, inclusioni le perturbazioni della struttura cristallina, come per esempio fessurazioni, bande di colore, tensioni interne, ecc., solo perché dislocate internamente alle gemme. Le inclusioni sono elementi diagnostici inconfutabili, grazie allo studio delle quali č possibile distinguere una specie mineralogica da un" altra e differenziare una gemma naturale dalla corrispondente sintetica, determinandone anche, in molti casi, il giacimento di provenienza. La microfotografia gemmologica consente di documentare tutto ciň. APPUNTI SULLE IMMAGINI FOTOGRAFICHE, Dr.Angelo Leone <<Nel presente testo sono state, da me, realizzate 577 fotografie a colori, elaborate su soggetto specifico a scopo di ricerca e diadattico. Queste immagini, che ho avuto modo di carpire e collezionare, in qualitŕ di analista ricercatore, sono state selezionate da un archivio di circa 8000 fotografie, scattate in un arco di 14 anni. Una buona percentuale di questo materiale scelto, riguarda prettamente le caratteristiche interne delle gemme, quindi si tratta di immagini fotografiche eseguite al microscopio (microfotografie). A questo scopo ho utilizzato due modelli diversi di apparecchiatura microscopica: Nossigem Sortoscope, trinoculare stereoscopico con zoom (mod. Idar-Oberstein, verticale) e System Eickhorst, trinoculare a quattro ottiche fisse (mod. Schlossmacher, orizzontale). Con il primo microscopio, mediante dischi in opalina, ho potuto evitare il liquido di immersione (ioduro di metilene), tossico e sporchevole, evidenziando in tal modo le inclusioni rispetto alla gemma che le ingloba e fotografando, in genere, insiemi di inclusioni o soggetti particolarmente consistenti presenti nella pietra. Il secondo microscopio mi č invece servito allorquando si trattava di fissare una immagine su particolari di inclusioni, di importanza rilevante, ingrandendoli sufficientemente. Il modello di apparecchio fotografico utilizzato in questi casi č XE-1 della Minolta (solo corpo macchina). Ho prevalentemente operato in un intervallo, di ingrandimenti del microscopio, che va da 0.7 a 45x, con alcune eccezioni, per le quali, nel mettere in risalto particolari interessanti, come giŕ detto, mi sono servito di ingrandimenti superiori ai 45x, fino ad un massimo di 160x. Le pellicole fotografiche piů utilizzate nella elaborazione di tali immagini sono di media sensibilitŕ (100 e 50 ASA) e precisamente si tratta delle Fujichrome, le quali, dal punto di vista del miglior contrasto e della massima saturazione del colore ottenibili, mi hanno dato risultati piů che soddisfacenti..... Per quanto riguarda poi la tecnica mediante la quale č possibile ottenere i migliori risultati fotografici, essa purtroppo non č cosě facilmente descrivibile, in quanto si tratta di un insieme di dedizione, pazienza, esperienza acquisita nel tempo e parziale disponibilitŕ di tempo stesso quando ci si dedica ad un soggetto in particolare. Il punto di partenza fondamentale, quando si affronta la fotografia al microscopio, č lo studio approfondito delle fonti luminose applicate al materiale, oggetto della immagine. Inizialmente bisogna prevedere, inoltre, un sostanziale scarto di pellicola, necessario per apprendere la tecnica di lavoro; conseguentemente, chi supera questo primo ostacolo, acquisendo quindi una certa esperienza sul campo, č, a mio parere, in grado di raccogliere soddisfacenti risultati. A chiunque intenda quindi itraprendere questo tipo di esplorazione delle gemme, applicando la tecnica fotografica, possa consolarlo il fatto che, per il sottoscritto, la suddetta passione, poi evolutasi quasi in professione, č nata per caso.>>
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